Gruppo sportivo

Perchè lo sport in oratorio?

Intervento del cardinale Carlo Maria Martini sullo sport in oratorio.

 

Per rispondere a questa domanda si possono prendere come punti di riferimento due interventi dell’arcivescovo che aiutano a riflettere e programmare.

Il primo risale al 1989 ed è tratto dalla lettera pastorale “Itinerari educativi”. Scrive il nostro arcivescovo:

“Le attività educative dell’oratorio sono la catechesi, la preghiera, la liturgia, i sacramenti, la formazione del comportamento cristiano, l’apostolato e il servizio, il gioco, lo sport e il tempo libero. Queste attività non vanno considerate separatamente, ma devono essere coordinate attentamente tra loro.
Ciò vale in particolare per lo sport. Esso nell’oratorio non può essere considerato come un’attività fine a se stessa, ma va inteso come momento e mezzo per lo sviluppo delle potenzialità psicofisiche, per la formazione umana e cristiana dei ragazzi e dei giovani alla lealtà, alla gratuità, alla valorizzazione del corpo, al rispetto delle capacità altrui, al dominio di sé, all’autodisciplina: si tratta di valori autenticamente umani e cristiani.
Come diceva Paolo VI (23.2.1978): “Un ben condotto tirocinio sportivo rinchiude in se stesso singolari possibilità: il giovane può e deve ricercare in esso non solo il potenziamento della forza del corpo della sua prestanza e agilità, ma anche l’armonioso sviluppo delle energie dello spirito… Può e deve trovare in esso una scuola efficacissima di lealtà, di autocontrollo, di coraggio, di dedizione costante, di fraterna collaborazione, di quei valori insomma che, per essere squisitamente umani, costituiscono il fondamento indispensabile dei valori spirituali che il cristianesimo esalta e avvalora… Noi siamo fermamente convinti che l’esercizio serio dell’attività sportiva può contribuire validamente ad arginare quel processo di disumanizzazione del vivere sociale i cui segni allargante; vengono ormai denunciati da tutti gli spiriti avveduti”.

Le iniziative sportive nell’oratorio si ispireranno a questi criteri fondamentali. Esse dovranno in particolare:

  • favorire lo sviluppo psicofisico delle persone e la coscienza della loro dignità;
  • far riconoscere il diritto allo sport di tutti, anche dei più deboli e dei meno dotati;
  • rifiutare un agonismo a oltranza soprattutto quando pregiudica il sano sviluppo e il rispetto della dignità umana.

I responsabili sportivi di un oratorio o nell’oratorio (dirigenti, allenatori, arbitri) devono essere impegnati nella propria formazione cristiana di base e permanente, e partecipare all’azione pastorale parrocchiale, portando alla comunità le istanze della problematica sportiva e ricevendo, nel contempo, stimolo a crescere come educatori e testimoni cristiani.
L’oratorio accoglie dunque con gioia l’attività sportiva per le possibilità promozionali della persona che essa possiede, ma coordina lo sport con le altre proposte educative, cura gli animatori sportivi perché condividano finalità e metodo oratoriani, esige che l’attività sportiva si inserisca nel progetto dell’oratorio, con un coordinamento cronologico ed educativo. L’oratorio sa anche di avere, nello sport, un luogo e uno strumento che gli permette di incontrare anche giovani e ragazzi che non potrebbero essere avvicinati in altro modo. Sarà dunque importante far comprendere che l’attività sportiva nasce da una tensione spirituale ed educativa a cui l’oratorio non intende mai rinunciare.” (Itinerari educativi n° 82).

Il secondo intervento è il messaggio del cardinale ai partecipanti al 4° convegno sportivo della Consulta Diocesana dello Sport del 21 febbraio 1998 in cui il vescovo raccomanda l’impegno di disciplinare sempre meglio l’organizzazione delle attività sportive in oratorio:

“Nella pastorale giovanile delle nostre parrocchie si investono molte risorse – personali, di tempo, economiche – per educare le giovani generazioni anche attraverso lo sport amatoriale. Ma mi sono chiesto e mi chiedo: questo lodevole sforzo è corrisposto da una sufficiente efficacia educativa di tali attività? Ci sono sempre le condizioni grazie alle quali un gruppo sportivo o una società realizzano in oratorio l’intento di una vera crescita globale, umana e cristiana, dei loro partecipanti?
Credo dunque che oggi, a maggior ragione perchè lo sport è vissuto o almeno seguito da gran parte della popolazione al punto da costituire un costume sociale universalmente diffuso ed amplificato e spesso distorto dalla comunicazione di massa (con conseguenti interessi economici), sia assolutamente necessario che la sua collocazione all’interno dei percorsi educativi dell’oratorio venga coscienziosamente studiata ed applicata da quanti hanno a cuore lo sport e l’oratorio”.

Non si può fare a meno di pensare lo sport in oratorio dimenticando quanto sopra. Ecco dunque quali devono essere le finalità educative e gli obiettivi dello sport in oratorio:

  • Educare allo stare insieme, alla fatica, al sacrificio, alla lealtà, a riconoscere le proprie capacità e quelle degli altri. Ad individuare quelli che possono essere i propri limiti e correggerli, all’impegno.
  • Educare all’essenzialità e sobrietà, che non significa sciatteria e disordine, ma saper capire ciò che è necessario e giusto da ciò che è superfluo e inutile.
  • Educare al divertimento. Lo sport deve essere per i bambini e i ragazzi essenzialmente un gioco.
  • Lo sport non deve e non può essere considerato “il tutto” dell’attività oratoriana, ma un mezzo per conoscere i ragazzi e coinvolgerli.